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Italia Che Cambia – Tavolo Cicli Produttivi – Il Futuro è nelle nostre mani

23 novembre 2017 - 3D printing, riciclo
Italia Che Cambia – Tavolo Cicli Produttivi – Il Futuro è nelle nostre mani

Inizio ringraziando &makers per aver fatto parte del mio percorso di Vita, nonostante le difficoltà la mia passione per le stanpanti 3D non si è mai spenta.

Questa è l’intervista che ci è stata fatta da Italia Che Cambia nel 2016, Il mio nome è Daniele Poddighe, nel video sono il secondo da sinistra:

Voglio riportare l’articolo Integrale sui CICLI PRODUTTIVI così come l’ho scritto con le varie collaborazioni e fonti, buona lettura 🙂

Spero possa far riflettere e dare spunti per un cabiamento

Troverete la versione modificata dell’articolo al sito http://www.italiachecambia.org/visione-2040-cicli-produttivi-e-rifiuti/ 

 

 

  1. SITUAZIONE ATTUALE: FOTOGRAFIA ATTUALE SUL TEMA IN ITALIA (PUNTI DI FORZA E CRITICITA’)

La natura che ci circonda ci da sempre l’esempio migliore da seguire, infatti in natura non esiste il “rifiuto” come lo intendiamo noi, in natura ogni scarto è fonte di nutrimento per altri organismi ed ecosistemi, e tutto torna in circolo con una perfetta armonia e rispetto.

L’essere umano inconsapevole:

Qualcosa è andato storto, la natura sembra aver prodotto una creatura che è in grado di creare rifiuti in gran quantità che non sono smaltibili da microrganismi in tempi “utili”, sembra che l’essere umano sia inconsapevole di quello che sta facendo, riempie il pianeta di sostanze tossiche che inquinano acqua, aria e suolo in nome di una “crescita” o di un fantomatico “progresso” senza rendersi conto di quello che fa.

I rifiuti che l’essere umano lascia nell’ambiente si degradano in centinaia o migliaia di anni, l’impatto ambientale è notevole e visibile nel corso degli anni, perdita di terre fertili, scomparsa di luoghi di pesca, estinzione di alcune specie di animali e importantissimi insetti.

L’essere umano inconsapevole si comporta come se non esistesse un domani, pensa in modo egoistico alla sua sopravvivenza e abbondanza e non si rende conto che il danno che fa al pianeta oggi un domani ricadrà, come un fardello, sui suoi stessi figli che dovranno riparare al danno compiuto dalle generazioni precedenti.

L’economia:

L’essere umano inconsapevole ha costruito un sistema economico in un periodo in cui c’era scarsità e ampi margini per una crescita (varie rivoluzioni industriali e scoperta di nuove fonti energetiche), tuttavia le basi per il sostentamento di questo sistema economico non esistono più: la scarsità viene prodotta artificialmente per tenere i prezzi su una determinata fascia, mentre la crescita si è ormai arrestata e sono stati ideati degli stratagemmi (l’obsolescenza programmata e intrinseca è il più noto) con cui l’essere umano è diventato consumatore, per continuare una crescita infinita e sostenere l’economia.

Vediamo quindi nella storia uno scambio, pericolosissimo, di ruoli, un tempo l’economia serviva per sostenere l’essere umano, ora l’essere umano deve sostenere l’economia. Questo meccanismo ha portato, nel tempo, al panorama mondiale in cui la natura viene solo “usata” come fonte di risorse illimitate (si credeva) andando ben oltre i limiti di recupero del pianeta stesso, andando a minare quei sottili e delicati equilibri che governano gli ecosistemi.

Tra esseri umani accecati dai profitti, immersi nel lavoro (tanto da diventare ciechi e pensare anch’essi soltanto alla loro sfera personale), o in cerca di manodopera a basso costo in paesi che sono disposti ad inquinare la loro stessa terra pur di avere gli stessi “privilegi” degli stati “sviluppati”, qualche Uomo diventa consapevole e si rende conto che c’è qualcosa che non va nei meccanismi che regolano l’economia attuale e si chiede “è così che ringraziamo il pianeta che ci ha dato la vita?

Così l’Uomo si rende conto che il sistema lineare “produzione-consumo-rifiuto” non va più bene e deve essere sostituito da un sistema ciclico “produzione-consumo-riciclo” che miri a produrre il minor quantitativo possibile di rifiuti non riciclabili, ma andiamo nel dettaglio a vedere, nel nostro paese, come è realmente la situazione nel mentre che le persone si accorgono, direi quasi tardi, di aver trascurato l’ambiente.

La situazione in Italia:

Ogni cittadino produce 536 kg di rifiuti urbani , 33 kg in più della media europea, si rileva un incremento di 57kg per abitante per anno nelle regioni del centro Italia, una crescita di 34kg per abitante per anno in quelle del Sud, mentre nel Nord, dove la raccolta differenziata già si collocava nel 2010 al 49,1% della produzione dei rifiuti urbani, l’incremento è più contenuto un +19kg per abitante per anno, e questo nonostante i miglioramenti introdotti dalla raccolta differenziata che, ricordiamoci, è solo una parte dell’enorme massa di rifiuti prodotta (dati ISPRA quinquennio 2010-2015).

Di tutte queste migliaia di tonnellate di rifiuti urbani solo il 30% circa viene riciclato, Sul sito di Legambiente troviamo a proposito del tema rifiuti queste pche righe significative:

Ridurre, riutilizzare, riciclare la materia, recuperare energia: sono queste le 4R che, applicate in quest’ordine, regolano la corretta gestione dei rfiuti, principi che da molti anni sono legge in Italia e in Europa.
Eppure nel nostro Paese, anche se negli ultimi anni sono stati fatti dei passi avanti, solo il 30% dei rifiuti viene raccolto e avviato al riciclo, infrangendo le prime tre R e allontanandoci dagli obiettivi fissati a livello comunitario. In Italia le discariche costituiscono ancora la via principale per smaltire i rifiuti, modalità che alimenta affari illeciti e impedisce lo sviluppo di un ciclo virtuoso fondato su riciclaggio e prevenzione oltre ad essere una pericolosa fonte di inquinamento per la salute dei territori, delle persone.”

Il che ci fa intuire che una mostruosa quantità di rifiuti finisca in discarica e in parte bruciata in impianti dal nome fuorviante di “termovalorizzatori” che convertono l’inquinamento del suolo in inquinamento di aria e suolo ricavando energia dalla combustione controllata dei rifiuti (56 impianti sparsi nel territorio italiano).

Possiamo anche contare le discariche autorizzate, invece, che variano di numero in base alle Regioni, e di queste si possono dare dati sicuri (forniti dall’Agenzia per la protezione dell’ambiente). Lombardia: 6; Piemonte: 22; Liguria: 15; Veneto: 17; Toscana: 22; Emilia-Romagna: 26; Lazio: 10; Campania: 3; Abruzzo: 27; Puglia: 18; Calabria: 25; Basilicata: 12; Sicilia: 66. Il problema dello smaltimento dei rifiuti, nel nostro Paese, sta diventando, negli ultimi anni, parecchio complicato da gestire.

Un grosso problema è quello dell’ecomafia che porta ad uno “smaltimento” ancor più inconsapevole e senza scrupoli dei rifiuti in innumerevoli discariche abusive sparse nel territorio italiano (di difficile collocazione) in cui loschi individui, pensando soltanto al profitto e infischiandosene del danno arrecato all’ambiante, trafficano con rifiuti di ogni tipo e tossicità, anche rifiuti industriali tra cui diossine e radioattivi, seppellendoli qua e là durante la notte, o lasciandoli sprofondare nei fondali marini. Il mercato che viene alimentato in questo modo raggiunge cifre da capogiro e il danno incalcolabile all’ambiente è una botta dolorosa da sopportare. Nel tempo sono state scoperte per caso (talvolta da parte degli agricoltori) discariche sepolte di questo tipo in cui si è proceduto ad effettuare opere di bonifica, i ritrovamenti continuano ad avvenire e i danni apportati sono di difficilmente stimabili.

Cicli produttivi a catena pensata LINEARE:

Qui è utile scavare un po’ su alcune lezioncine che ci hanno insegnato a scuola tempo fa:

“estrazione → produzione → distribuzione → consumo → smaltimento” ce lo presentano come il sistema perfetto, tant’è che i bambini/ragazzi si pongono poche domande quando viene spiegato (qualcuno diceva in passato che le domande, non tanto le risposte, rendono l’Uomo più saggio).

Innanzitutto il sistema lineare così costruito ha degli intoppi perchè si trova a funzionare su un pianeta limitato. Inoltre manca qualcosina al diagramma che ci hanno insegnato, qui rimando i lettori al simpatico documentario “la storia delle cose” :

https://www.youtube.com/watch?v=CRKFkPBY-oY

Qualcosa non può funzionare se gli oggetti vengono “pensati per la discarica”.

Voglio ricordare che per ogni Kg di rifiuti che noi cittadini produciamo a monte ve ne sono 7-10kg che non vengono considerate nei rifiuti urbani, ma anche questi devono essere smaltiti, e talvolta sono rifiuti speciali che richiedono un trattamento diverso.

Criticità:

la crescita infinita in un pianeta finito sta portando ad un rapido collasso dell’ecosistema mondiale, spreco di risorse preziose che vengono perse e inquinano.

Abbiamo notato che alcune leggi attuate sin ora sono pressochè inutili in quanto si basano sul punire più che sul prevenire: un’azienda che si vede tassata a livelli elevatissimi per l’inquinamento prodotto valuterà di esportare i suoi impianti di produzione in altri paesi dove non paga queste tasse e dove magari la mano d’opera costa meno, il tuttò in una mera visione del profitto e lasciando da parte il problema ambientale, in fondo, si pensa: “ci sono gli esperti che si occuperanno di quel problema”. Un altro punto dolente è, come già citato, il problema dell’obsolescenza intrinseca (beni progettati per rompersi in un tempo definito) e percepita (beni che “scadono” dopo un certo periodo di tempo, diventano troppo lenti o fuori moda e devono essere sostituiti), tutto questo non fa altro che creare quell’illusoria “crescita” che tanto piace agli economisti e sta un po’ indigesta al pianeta Terra. Il tutto si traduce in una profonda inefficienza della nostra società, che si rispecchia nell’infelicità delle persone che ci vivono, tenute nell’illusione che, comprando l’ultimo smartphone, comprando l’ennesima casa, raggiungendo l’ennesimo successo, saranno più felici! In realtà stanno solo alimentando quel consumo ciclico che a sua volta sostiene il sistema.

Quanto a lungo pensiamo di tirare avanti con questa menzogna?

Punti di forza e barlumi di speranza:

Non tutti dormono, Qualcuno inizia ad aprire gli occhi, in Italia abbiamo aziende che si accorgono della necessità di produrre in maniera più “green” (è nata anche l’esigenza di raccogliere queste aziende in un network per esempio: http://www.greeneconomynetwork.it/it).

Sono nate associazioni che proteggono l’ambiente (http://www.minambiente.it/pagina/elenco-delle-associazioni-di-protezione-ambientale-riconosciute ), altre che si preoccupano di produrre in modo pulito, altre che difendono i diritti dei lavoratori (spesso sottopagati e sfruttati per tenere basso il costo dei prodotti), commercio equo, associazioni che sensibilizzano le persone al consumo consapevole (o consumo critico) che mira a una modalità di scelta di beni e servizi, che prende in considerazione gli effetti sociali e ambientali dell’intero ciclo di vita del prodotto, e determina gli acquisti dando a tali aspetti un peso non inferiore a quello attribuito a prezzo e qualità e costruzione di gruppi di acquisto solidale (http://www.greenme.it/consumare/eco-spesa/14152-des-consumo-consapevole ) grazie a queste iniziative si possono leggere articoli simili a >questo< che danno soddisfazione, le persone iniziano ad interessarsi al tema, e se cambia la domanda anche il mercato è costretto a cambiare.

Continuando abbiamo sul territorio diversi movimenti che mirano a bloccare discariche e inceneritori, movimenti che cercano di portare il governo sulla retta via (un governo fatto dalle persone per le persone, qui è il caso di citare il movimento cinque stelle M5S).

Le imprese stanno sperimentando con successo nuovi metodi di produzione a ciclo chiuso in cui decidono di prendersi la responsabilità, sin dall’inizio del ciclo produttivo, del riciclo del rifiuto che, in quest’ottica, può essere recuperato al 100%.

È cresciuto tantissimo l’utilizzo delle energie rinnovabili nei cicli produttivi grazie anche ad alcuni incentivi governativi.

Si assiste ad una maggior valorizzazione delle economie locali che sostituiscono piano piano le importazioni estere, le persone consapevoli tengono vivo il patrimonio del loro paese affinchè possa continuare a dargli beneficio e non venga spazzato via dall’arrivo di merci a basso prezzo di dubbia provenienza.

Le tematiche in gioco sia in campo aziendale che educativo stanno lentamente virando verso la sostenibilità e la giustizia, un esempio che vorremmo fare è la Chimica Verde, una branca della chimica che mira a realizzare reazioni chimiche con un approccio che mira alla sostenibilità ambientale (no ai solventi organici in favore dell’acqua, realizzare reazioni i cui scarti diventano materia prima per altre reazioni, evitare di buttare via pezzi della molecola, ma procede in modo da assemblarla via via).

Cambiamenti attuali:

Con l’avvento della “digital fabrication”, dei Fablab e delle reti di manifattura digitale in Italia molti cicli produttivi sono radicalmente cambiati, anche l’idea dia azienda si è stravolta, e quelle che sembravano essere delle basi inamovibili per creare un bussiness sono venute a cadere.

Parlo dell’avvento dell’era del digitale che ha la stampante 3D e i makers come protagonisti indiscussi.

Un tempo le merci dovevano viaggiare fisicamente per essere trasportate, questo oggi ha creato molto inquinamento in quanto per il trasporto si bruciano combustibili fossili, grazie alla digital fabrication oggi le merci possono viaggiare “alla velocità della luce” direttamente dentro le nostre caselle di posta elettronica per poi essere realizzate direttamente con le materie prime nel luogo di consumo in maniera “on-demand” : nessun magazzino, nessuna logistica, si produce dove e quando serve solo quello che serve, aprendo la strada a cicli produttivi che possono operare nel pieno rispetto dell’ambiente e possono trattare direttamente materie prime provenienti da riciclo, a titolo di esempio possiamo citare la FilaMaker costruita dal gruppo &makers in Sardegna che, partendo da una tipologia di plastica tritata (per esempio PS oppure PET oppure PP o perchè no ABS) realizza un filamento che viene utilizzato dalle stampanti 3D per produrre nuovi oggetti.

Come potete notare il ciclo si chiude direttamente in casa, la FilaMaker è stata realizzata nel 2013, ad oggi esistono decine di progetti simili tra i più disparati che mirano allo stesso obiettivo: permettere alle persone di poter creare/riciclare in casa la materia prima da dare in pasto alle stampanti 3D.

Con la digital fabrication, che vi ricordo include tutte le precedenti tecnologie e procedimenti produttivi sinergicamente legati alle nuove tecnologie, quali appunto la stampa 3D e la scansione 3D, che insieme possono realizzare l’intera filiera di produzione in una sola stanza! Conoscete i Fablab? Ebbene all’interno di questi nuovi ambienti accade proprio questo, qualsiasi persona ha la possibilità di accedere ad una “fabbrica” in cui trova degli esperti pronti a dare supporto e in cui un’idea si trasforma in prodotto ad una velocità e costi mai visti prima!

Un altro particolare che vorremmo far notare è la possibilità di andare in un Fablab per realizzare quei famosi pezzi di ricambio che si rompono sempre nei nostri elettrodomestici e, siccome l’azienda produttrice talvolta non ha nessun interesse nel vendere i ricambi, costringe prodotti ancora funzionanti ad affrettare la loro via verso la discarica. Si attua quindi una vera e propria lotta all’obsolescenza, in due fronti: realizzando nuovi prodotti che durano nel tempo (se costruisco un tavolo e devo metterci fatica nel farlo mi interessa che duri il più a lungo possibili altrimenti dovrò rifarlo), sia costruendo un database di pezzi di ricambio offrendo il servizio di stampa ai cittadini e/o riparatori del settore.

Nascono siti come Thingiverse, l’universo delle cose, (www.thingiverse.com ) dove è possibile usufruire di milioni di progetti realizzati e condivisi da migliaia di persone in tutto il mondo, piattaforme dove “virtualmente” si condividono oggetti che diventano reali semplicemente premendo “stampa” da QUALSIASI parte del mondo.

  1. VISIONE 2040: immaginiamo come potrebbe essere la situazione in Italia nel 2040, in una visione realistica ma positiva

Immaginiamo di possedere una macchina del tempo e proiettarci nel 2040 seguendo quest’ultimo trend esposto, vediamo cosa ci potrebbe venir fuori:

Il cambiamento è arrivato dal basso, sono stati i cittadini a diventare consapevoli e a capovolgere l’economia non più funzionante che produceva solo rifiuti non smaltibili ne dall’uomo ne dall’ambiente, è cambiata la domanda e l’industria ha dovuto piegare la testa a richieste di mercato che non miravano più solo a prezzi bassi, ma guardavano più nel dettaglio i prodotti tenendo conto di tutto il ciclo produttivo, il massimo dell’espressione del consumo critico. Siamo nel 2040, e i cambiamenti che sono arrivati alla società sono stati tanti, ci si è resi conto che la tecnologia, che in anni passati è stata usata quasi contro l’essere umano, per tenerlo distratto, immerso nella pubblicità e per velocizzare la distruzione delle risorse, oggi viene impiegata in modo più consapevole per l’informazione vera che rende ricche le persone, la pubblicità è stata ridotta allo stretto necessario per informare le persone dell’esistenza di qualcosa di nuovo, molti lavori ripetitivi, pericolosi e alienanti per cui non è richiesta creatività sono stati sostituiti dalle macchine, molto più efficienti dell’uomo in quel campo , non sbagliano, non producono rifiuti e non diventano infelici, come accadeva in passato quando pur di campare l’uomo si riduceva a fare lavori ripetitivi, noiosi e sottopagati.

La mossa chiave è stata la riforma delle scuole, senza la quale, forse, tutto questo non esisterebbe, le scuole che abbiamo oggi non sono nemmeno paragonabili a quelle di vent’anni fa, dove gli studenti erano considerati soltanto sacchi da riempire di concetti talvolta sterili, e dove solo qualche caso fortuito conservava la passione per la conoscenza portando avanti grandi scoperte, i più tendevano ad allontanarsi il più velocemente possibile dall’ambiente scolastico, solitamente appena finiva la scuola dell’obbligo.

Si è capito che il sistema scolastico era vecchio, adatto alla vecchia economia che doveva formare impiegati consumatori, incuranti dell’ambiente (come rispecchiavano le strade delle città italiane piene di rifiuti di ogni genere) e incapaci di porsi domande profonde.

La riforma della scuola fu simile a qualcosa già messa in atto in passato da Maria Montessori.

Nella nuova scuola che abbiamo oggi si insegna ai ragazzi che è più importante il valore della persona più che il suo successo, quasi come a ricordare le parole di Einstein “non cercare di diventare una persona di successo, ma piuttosto un uomo di valore” in quanto il successo dipende dagli altri, mentre se mi trovo da solo in una foresta conservo il mio valore, perché il valore è qualcosa che sei non qualcosa che hai.

Si stimola la creatività dei ragazzi sin da piccoli a scoprire e farsi domande, e si insegna che è la domanda ad essere importante, non tanto la risposta che può essere sbagliata e cambiare crescendo.

La riforma portò alla quasi completa scomparsa del bullismo, le persone diventavano collaborative e spontaneamente ci si aiutava a vicenda nei problemi che nascevano, piano piano i valori della collaborazione sostituivano quelli della mera competizione, si dava spazio al gioco e al tempo libero, tutto questo nelle scuole primarie e medie, all’inizio fu difficile perchè le domande poste dagli alunni talvolta non trovavano risposta da parte di maestri provenienti da un sistema educativo castrante precedente.

Le superiori e le università furono ristrutturate in modo da permettere allo studente di scegliere il percorso dove meglio poteva esprimere le proprie potenzialità creative, libri elettronici aggiornati all’ultimo secondo grazie alla tecnologia lasciavano grandi spazi a riflessioni e discussioni, gli studenti erano motivati a studiare perchè volevano farlo, gli esami servivano soltanto ad appurare questo, non veniva dato un voto.

Affiorarono così nuove menti più capaci di intuire e applicare in modo nuovo le tecnologie esistenti, ma anche menti che si occupavano di Arte, Filosofia e qualsiasi altra disciplina per cui si aveva curiosità.

Le facoltà che sono destinate a studenti che in futuro realizzeranno prodotti, abitazioni e beni di consumo vari (inclusi anche prodotti chimici e farmaceutici) insegnano come progettare/costruire/sintetizzare prodotti su base dei valori della sostenibilità ambientale, non devono inquinare, devono durare il più a lungo possibile ed essere efficienti, facilmente aggiornabili e riparabili.

I nuovi prodotti vengono così pensati sulla base di una vera economia in cui non spreco risorse, realizzo nel migliore dei modi aiutandomi con le tecnologie attuali per realizzare le cose ancora meglio, e devono durare il più a lungo possibile in modo da aver utilizzato il minor numero di risorse nel lungo periodo. Per esempio i PC sono tutti espandibili e aggiornabili e non ha più senso produrre PC scarsi, si produce direttamente il migliore così non si sprecano risorse per realizzare prodotti che poi devono essere smaltiti perchè obsoleti.

Anche il governo è cambiato, finalmente persone di valore hanno fatto delle decisioni sagge prendendo a cuore i cittadini, un governo che scoraggia intelligentemente gli sprechi, puntando molto sull’istruzione con modalità innovative che funzionano, sulla formazione dei genitori, la sensibilizzazione alle tematiche ambientali, promuovendo produzioni locali, agevolando associazioni, movimenti e nuove aziende che portano avanti idee innovative verso un’evoluzione della società sulla base di nuove idee, i problemi economici non sono più come un tempo, il debito pubblico è stato cancellato, molte banche private sono sparite in favore di banche statali, il governo ha approvato un reddito di cittadinanza che permette ai giovani di supportarsi negli studi e cercare l’impiego in cui sono più portati per contribuire, sapendo che le spese saranno supportate da una generazione di Valore che porterà ancora meno spese nel lungo periodo, la produzione dei rifiuti infatti è scesa quasi a zero, il tasso di riciclo è al 99,9% e molti materiali non riciclabili sono stati sostituiti da nuovi materiali riciclabili, l’investimento sui giovani ha funzionato.

Spontaneamente le persone avevano smesso di cercare l’abbondanza monetaria, lo stress sta diventando poco conosciuto, i genitori hanno tempo per i figli, le ore lavorative si stanno riducendo perchè non è più necessario produrre per 9 ore al giorno tutti i giorni oggetti che poi si deve per forza vendere altrimenti l’economia non funziona, questa dinamica è già diventata storia che i nostri ragazzi studieranno e forse ci rideranno su.

Piano piano il denaro cartaceo è sparito, le soglie prelevabili si sono sempre ridotte e ora il denaro circola solo come denaro virtuale, ciò ha scoraggiato tutte quelle forme di Ecomafia che utilizzavano proprio il denaro contante, l’ambiente ne ha giovato tantissimo, anche la tassazione è ridotta al minimo indispensabile perchè il paese crea Valore e quindi fatturato, non ci sono spese per il trattamento di rifiuti, il rinnovabile viene sfruttato benissimo nel territorio tant’è che le importazioni di energia dall’estero sono quasi assenti, si inizia a vendere energia ad altri paesi nei momenti di picco.

Per il lavoro è stata attuata una visione molto simile a quella pensata da Silvano Agosti, in cui le persone lavorano per circa 4 ore al giorno 3 volte a settimana e c’è impiego per tutti quelli che vogliono lavorare, il reddito di cittadinanza supporta per qualche tempo le persone che ancora stanno decidendo cosa fare nella loro vita.

Con il passare del tempo si attinge alle vecchie discariche come fossero miniere, nuove tecniche di recupero dei materiali vengono passate al vaglio e approvate, la bonifica dei territori procede bene e crea nuovi posti di lavoro.

Puntare sulla digital fabrication ha dato i suoi frutti, non solo ora si possono realizzare tutte quelle cose che anni fa erano impensabili, ma furono fiutate dai più intuitivi, adesso le abitazioni si realizzano con macchinari di supporto che sono l’evoluzione del “contour crafting” (la stampa di abitazioni come era stata pensata in passato), la medicina ha fatto passi da gigante nella cura tramite stampanti 3D per uso medico.

I Fablab e i maker-space sono ormai diffusissimi, collaborano con le scuole e diffondono nei ragazzi la voglia di imparare, creare e divertirsi nel contempo.

Le banche dati di pezzi di ricambio ormai sono condivise con tutto il mondo tramite internet e sono ricchissime, nelle progettazioni infatti si tende ad utilizzare modelli comuni e se ne inventano di nuovi solo se strettamente necessario, la corsa alla nuova forma per creare qualcosa di poco poco diverso per avere un mercato è morta insieme al consumismo.

I trasporti sono limitati alle materie prime (sia provenienti da riciclo che vergini) a quei pochi oggetti non ancora realizzabili in loco dai vari paesi, migliorando moltissimo la qualità dell’aria. Hanno contribuito a questo anche le auto elettriche che rendono molto silenziose le città, il carburante è usato soltanto per viaggi molto lunghi (ci sono molte colonnine di ricarica rapida per le auto elettriche) e per gli aerei, nonostante si stia valutando la possibilità di rimpiazzarli con una rete ferroviaria veloce, elettrica e più efficiente de velivoli.

Tutto questo ha portato un aumento della consapevolezza globale con conseguente rispetto per la natura che ha ripreso a sostenere la vita su questo pianeta, penso abbia tirato un respiro di sollievo vedendo i cambiamenti che l’Uomo consapevole può fare quando mette da parte ego, orgoglio, avidità e gelosia che in passato ne offuscavano totalmente la vista al punto da uccidersi a vicenda in guerre senza senso.

Approfondendo le rinnovabili, con i notevoli miglioramenti apportati dalle nanotecnologie, sono stati rivestiti tutti i tetti delle città con pannelli nano-fotovoltaici efficienti, il solare termico è utilizzato nelle zone dove non si può coltivare, mentre sono stati smantellati i vecchi impianti fotovoltaici che sottraevano terreno fertile all’agricoltura, ove non era possibile coltivarci sotto. L’eolico è stato sviluppato con nuovi tipi di turbine verticali nelle zone in cui la ventilazione è più intensa.

Ne risulta un aumento del benessere Reale della popolazione Italiana, il 2040 si chiude con dei grossi passi avanti per tutta l’umanità.

non dubitare mai che un piccolo gruppo di cittadini coscienziosi ed impegnati possa cambiare il mondo, in verità è l’unica cosa che è sempre accaduta” Margaret Mead

  1. AZIONI: azioni concrete e quotidiane (sia sul micro che sul macro livello) che tutte/i noi possiamo fare da adesso per realizzare la visione del 2040 (in particolare cosa posso fare io come: cittadino, politico, imprenditore)

Come azioni quotidiane non possiamo che citare Gandhi “Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”

Alcune azioni da compiere come cittadino:

Alcune azioni da compiere come politico:

Alcune azioni da compiere come imprenditore:

  1. ESEMPI VIRTUOSI

estrusori di filamento casalinghi che permettono il riciclo in casa della plastica tra cui:

stampa 3D di abitazioni:

realizzazioni originali coi pallet:

Dai dati ISPRA il 50% dei rifiuti legnosi sono pallet, ecco un’iniziativa, non Italiana stavolta, che raccoglie migliaia di progetti su come utilizzari:

Vien da se che nel mondo, e anche nel piccolo territorio italiano, abbiamo dei grandi Genii che ogni giorno portano avanti idee creative sia di riuso (http://www.greenme.it/consumare/riciclo-e-riuso/12156-riciclo-creativo-2013 )

possibilità di guadagnare dal riciclo (http://www.mondolavoro.it/blog/riciclaggio-dei-rifiuti-ecco-come-farne-una-professione/ )

Moltissimi altri esempi virtuosi in Italia li trovate net Tour che ha fatto Daniel Tarozzi, in questo stesso sito: http://www.italiachecambia.org/categoria/cicli-produttivi-rifiuti/

  1. BIBLIOGRAFIA

http://www.isprambiente.gov.it/it

http://www.istat.it/it/

http://www.ilpost.it/2015/11/17/che-fine-fa-la-spazzatura-in-italia/

http://www.greenpeace.org/italy/it/campagne/inquinamento/Rifiuti/

http://www.wired.it/attualita/ambiente/2015/12/14/rifiuti-litalia-sceglie-incenerire-differenziata-42/

http://www.isprambiente.gov.it/files/pubblicazioni/rapporti/rifiuti-urbani-2015/RapportoRifiutiUrbani_Ed.2015n.230_Vers.Integrale_agg22_12_2015.pdf

http://ilsostenibile.it/2010/10/le-guide-sostenibilisistri-sistema-di-controllo-della-tracciabilita-dei-rifiuti/

http://www.rifiutilab.it/_downloads/Relazione-emergenza-CORTE-CONTI-6-2007-G.pdf

http://www.complexitec.org/public/Sostenibilita_Ambientale.pdf

http://www.legambiente.it/temi/rifiuti

https://it.wikipedia.org/wiki/Inceneritori_in_Italia

http://www.unimondo.org/Guide/Economia/Consumo-critico/(desc)/show

http://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2013-12-10/i-consumatori-sempre-piu-consapevoli-ed-ecosostenibili-151953.shtml?uuid=ABzZ5Cj&refresh_ce=1

https://it.wikipedia.org/wiki/Chimica_verde

http://www.contourcrafting.org/

collaboratori:

Alessio Ciacci – Assessore comune di Messina

Rossano Ercolini – Zero Waste Europe

Rachele Invernizzi – Assocanapa

Ezio Orzes – Assessore del Comune di Ponte nelle Alpi

Daniele Poddighe – FastAndPrinte3D

Danilo Pulvirenti – Rifiuti Zero Sicilia

Raphael Rossi – Tecnico in materia di rifiuti 





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